venerdì 23 giugno 2017

Tradizioni per San Giovanni

Delle tradizioni che riguardano questa festa abbiamo già parlato qui: http://ilclandimariapia.blogspot.it/2012/06/san-giovanni-e-lisola-comacina.html e qui
http://ilclandimariapia.blogspot.it/2013/06/le-erbe-di-san-giovanni.html e pensavo di avere esaurito l'argomento. Non è così! Oggi, sulla pagina facebook della mia amica Ignazia Atzori ho scoperto che in Sardegna, la sua terra, c'è un'usanza bellissima, che mi dispiace non sia conosciuta anche qui da noi.









 Il 24 giugno è la notte di San Giovanni, da sempre considerata una notte magica, che segue il solstizio d’estate quando il sole è al suo apice e imprime forza e vigore alla natura e alle sue creature.
Gli antichi credono che questa notte sia particolarmente magica perché proprio in questa notte “cadde la rugiada degli Dei“, leggenda nata dalla credenza che il solstizio d’estate sia la porta attraverso la quale gli dei facevano passare i nuovi nati sotto forma di rugiada.
San Giovanni Battista (Regno di Erode, fine I secolo a.C. – Macheronte, 35 d.C. circa) fu un asceta fondatore di una comunità battista, venerato da tutte le Chiese cristiane e presente anche nel Corano col nome di Yaḥyā come uno dei massimi profeti che precedettero Maometto.
Questa festa in onore di San Giovanni è da considerarsi il primo giorno di una nuova stagione e di magia, dove la natura si trova nel suo massimo vigore e splendore, dove la rinascita è forte e bisogna incanalare queste forze per non incorrere in eventi avversi, che si possono manifestare sotto forma di malattie, siccità e tempeste, e che possono rovinare i raccolti.
La leggenda narra che durante questa notte il sole, rappresentato come il fuoco, si sposi con la luna, rappresentata come l’acqua, e da questa credenza nascono i riti dei falò e della rugiada, presenti nella tradizione contadina e popolare.
In questa notte le piante e i fiori vengono influenzati da una particolare forza e per sfruttarle al meglio si può preparare l’acqua di San Giovanni.
Un’altra leggenda narra che durante questa notte magica e ricca di forza, le streghe si riunissero attorno ad un antichissimo albero di noce, e con i frutti di questi alberi stregati, ancora verdi e madidi di rugiada preparassero il nocino, un liquore considerato terapeutico.




Preparare l’acqua di San Giovanni

Per preparare l’acqua di San Giovanni bisogna raccogliere, durante la vigilia della notte del 24 giugno, una misticanza di erbe e fiori che può essere composta da ginestre, papaveri, fiordalisi, petali di rose canine e di rose coltivate, caprifogli, foglie profumatissime dell’erba di santa Maria, menta, iperico (chiamato anche erba di san Giovanni che ha proprietà paragonabili ad alcuni psicofarmaci), mazzi di sambuco, garofanetti, trifoglio, ranuncoli, lavanda, camomilla matricaria, timo, amaranto, basilico, salvia, rosmarino, centinodio, mentuccia, malva e foglie di noce, artemisia (chiamata anche assenzio volgare e dedicata a Diana-Artemide), finocchio selvatico (potente amuleto utile ad affinare l’occhio negli inganni), l’avena (simbolo d’abbondanza che aiuta a fare la scelta giusta).



Al tramonto bisogna immergerle in un bacile d’acqua e lasciarle fuori tutta la notte in modo che la rugiada magica vi si depositi sopra.
La mattina del ventiquattro ci si può lavare il viso e il corpo con questa acqua profumata, in un rito sacro e misterioso tramandato da anni, quest’acqua ha il potere di preservare dalle malattie, scacciare il malocchio e   la malasorte. Si possono immergere i bambini che usufruiranno dei benefici delle piante lasciate a macerare e ne ricaveranno una pelle profumata e purificata.
Volendo si può anche raccogliere la rugiada magica che si forma durante la notte di San Giovanni e usarla al mattino per purificare viso e corpo, si narra che fosse utile per far ricrescere i capelli, favorisse la fecondità, curasse la pelle ed allontanasse le malattie.


La rugiada si può raccogliere in diversi modi, volendo si può anche rotolare sopra l’erba bagnata durante le prime luci dell’alba… ma di solito si usa raccoglierla trascinando una pezza sull’erba che si impregnerà dell’acqua della notte.
Si può anche scavare una piccola buca in cui infilare un contenitore e ricoprirla con un telo impermeabile o un nylon con un foro in prossimità del contenitore, in modo che durante la notte la rugiada si posi sul telo e scivoli dentro al contenitore.
Un’altra usanza della notte di San Giovanni sono i fuochi, accendere un fuoco durante questa notte è un rito propiziatorio e purificante infatti si crede che scaccino i demoni e le streghe e prevengano le malattie.


Danzando intorno al fuoco si scaccino le streghe che volano nel cielo prima di andare al mitico noce di Benevento dove si tiene il loro convegno annuale; si rafforzino con la catena delle mani l’amicizia e la solidarietà; si diventi immuni dalle avversità saltando le braci avanti e indietro.
E poi si crede che i giovani che salteranno le braci del fuoco si sposeranno entro l’anno e saltare in coppia favorisce la nascita di un bimbo.
La cenere dei fuochi di San Giovanni, sparsa nei campi, si pensa che protegga i semi dai parassiti, mentre un tizzone spento di questo fuoco magico protegga la casa dai ladri.

giovedì 22 giugno 2017

Il mondo delle fiabe secondo Benjamin Lacombe








Benjamin Lacombe è un illustratore francese nato a Parigi nel 1982, sicuramente un giovane talentuoso visto la notorietà acquisita nonostante la giovane età.
Appassionato fin da bambino del mondo dell'illustrazione e dei fumetti e formatosi alla Scuola Superiore Nazionale di Arti figurative, ha lavorato in pubblicità ed animazione già durante gli studi. Presto conteso dalle case editrici ,ha pubblicato numerosi libri , dai classici della letteratura alla fiabe più famose, raccontandole e illustrandole a modo suo.
 
Innamorato dei suoi cani, Lisbeth e Virgilio, che fa apparire "occasionalmente" nei suoi lavori con quel vezzo tipico di Hitchcock che tutti ricordiamo, è un artista eclettico,  in grado di misurarsi con diverse forme d'arte, sia nel campo dell'animazione che dell'illustrazione.
Particolarmente attratto dal mondo incantato delle fiabe classiche, ne illustra i personaggi nel suo tipico stile, tra il naif e il visionario, un po' inquietante per chi, come me, è cresciuto con le immagini rassicuranti degli illustratori degli anni '50.

Ecco, ad esempio, la sua Biancaneve :




















I suoi personaggi   hanno occhi grandi da cui trapelano emozioni, fragilità, inquietudine. A volte sono pallidi, diafani, altre volte sono rappresentati con una vera esplosione di colori, ma nessuno di loro sorride mai. 

















 
 


















































Ho letto diverse recensioni sul lavoro di questo illustratore, tutte entusiaste. Anch'io apprezzo la sua fantasia, la sua tecnica e non saprei proprio, soprattutto vista la mia ignoranza in materia, quali critiche avanzare   sul suo operato...eppure, non riesco a conciliare la sua immagine di giovane brillante, aitante e simpatico con tutta la tristezza che leggo negli occhi e nei volti da lui illustrati.

mercoledì 21 giugno 2017

Letti di recente




A Vani basta notare un tic, una lieve flessione della voce, uno strano modo di camminare per sapere cosa c’è nella testa delle persone. Una empatia innata che Vani mal sopporta, visto il suo odio per qualunque essere vivente le stia intorno. Una capacità speciale che però è fondamentale nel suo mestiere. Perché Vani è una ghostwriter. Presta le sue parole ad autori che in realtà non hanno scritto i loro libri. Si mette nei loro panni. Un lavoro complicato di cui non può parlare con nessuno.
Solo il suo capo sa bene qual è ruolo di Vani nella casa editrice. E sa bene che il compito che le ha affidato è più di una sfida: deve scovare un suo simile, un altro ghostwriter che si cela dietro uno dei più importanti romanzi della letteratura italiana. Solo Vani può trovarlo, seguendo il suo intuito che non l’abbandona mai. Solo lei può farlo uscire dall’ombra. Ma per renderlo un comunicatore perfetto, lei che ama solo la compagnia dei suoi libri e veste sempre di nero, ha bisogno del fascino ammaliatore di Riccardo. Lo stesso scrittore che le ha spezzato il cuore, che ora è pronto a tutto per riconquistarla. Vani deve stare attenta a non lasciarsi incantare dai suoi gesti. Eppure ha ben altro a cui pensare. Il commissario Berganza, con cui collabora, è sicuro che lei sia l’unica a poter scoprire come un boss della malavita agli arresti domiciliari riesca comunque a guidare i suoi traffici. Come è sicuro che sia arrivato il momento di metteretutte le carte in tavola con Vani. Con nessun’altra donna riuscirà mai a parlare di Chandler, Agatha Christie e Simenon come con lei. E quando la vita del commissario è in pericolo, Vani rischia tutto per salvarlo. Senza sapere come mai l’abbia fatto. Forse perché, come ha imparato leggendo La lettera scarlatta e Cyrano de Bergerac, ogni uomo aspira a qualcosa di più grande, che rompa ogni schema della razionalità e della logica.

Vani è ormai uno dei personaggi più amati dai lettori italiani. Dopo il successo dell’Imprevedibile piano della scrittrice senza nome e di Scrivere è un mestiere pericoloso, Alice Basso torna con la perfezione e l’originalità di uno stile che le ha portato l’ammirazione della stampa più autorevole. Un nuovo romanzo, stesse caratteristiche imperdibili: libri, indagini, amore e una protagonista che diventerà come un’amica un po’ strana che non riuscirete più ad abbandonare. 

E in effetti è proprio così, per quanto mi riguarda. mi piace Vani e mi diverto molto nel leggere le sue avventure, che sono raccontate nel modo che io preferisco: immediato, attuale, coinvolgente.



A ventisei anni, Delaney Wright ha già bruciato le tappe della sua carriera di giornalista. Sta per diventare una vera e propria star, perché è lei a occuparsi del processo più discusso del momento e sarà sempre lei a lanciare le ultime notizie sul caso al telegiornale più visto della giornata. Dovrebbe essere una ragazza felice, quindi, ma le soddisfazioni professionali non riescono a distoglierla da un pensiero fisso, quasi un'ossessione ormai. Delaney, infatti, desidera con tutte le sue forze scoprire la vera identità della madre biologica, che non ha mai conosciuto. Gli unici che sanno la verità, ma che hanno deciso di tenere il segreto, per il momento, sono Alvirah e Willy Meehan, i due maturi coniugi che si sono trasferiti a New York dopo aver vinto un'enorme somma di denaro alla lotteria. Al processo, intanto, l'imputata Betsy Grant, che è accusata di aver ucciso il ricchissimo marito malato di Alzheimer, rifiuta il patteggiamento, ben decisa invece a provare la propria innocenza. In ballo c'è una grossa eredità, e anche il suo figliastro Alan Grant non vede l'ora che tutto finisca: deve mantenere l'ex moglie e i figli, per non parlare della montagna di debiti che ha contratto con creditori tutt'altro che pacifici. Il corso della giustizia però prende una piega imprevista: le prove contro Betsy sembrano diventare schiaccianti, e Delaney rimane la sua unica salvezza, la sola persona che le crede. Mentre il tempo brucia. Una ragazza senza passato. Una verità da cercare a ogni costo. Anche se il tempo brucia. 

Leggibile, senz'altro, ma con nessuna suspence. Fin dall'inizio si saprà come andranno a finire le come e, per un giallo, non è il massimo. Le storie della Higgins Clark non sono male, ma denotano l'età della scrittrice. Dovrebbero essere raccontate in un modo più avvincente, più moderno, più immediato. Restano comunque un passatempo piacevole.




Roma, 7 agosto 2012. Il giorno dopo la festa di compleanno della figlia minore, Vito Semeraro scompare nel nulla. Vito si è separato da qualche tempo dalla moglie Carla. Ma la piccola Mara il giorno del suo terzo compleanno si sveglia chiedendo del papà. Carla, per farla felice, lo invita a cena. In realtà, anche lei in fondo ha voglia di rivedere Vito. Sono stati insieme per tutta la vita, da quando lei era una bambina, sono stati l'uno per l'altra il grande amore, l'unico, lo saranno per sempre. Vito però era anche un marito geloso, violento, capace di picchiarla per un sorriso al tabaccaio, per un vestito troppo corto. "Può mai davvero finire un amore così? anche così tremendo, anche così triste." A due anni dal divorzio, la famiglia per una sera è di nuovo unita: Vito, Carla, Mara e i due figli più grandi, Nicola e Rosa. I regali, la torta, lo spumante: la festa va sorprendentemente liscia. Ma, nelle ore successive, di Vito si perdono le tracce. Carla e i ragazzi lo cercano disperatamente; e non sono gli unici, perché Vito da anni ha un'altra donna e un'altra quasi figlia, una famiglia clandestina che da sempre relega in secondo piano. Ma ha anche dei colleghi che lo stimano e, soprattutto, una sorella e un padre potenti, giù a Massafra, in Puglia, i cui amici si mobilitano per scoprire la verità a modo loro. Sarà però la polizia a trovarla, una verità. E alla giustizia verrà affidato il compito di accertarla. Ma in questi casi può davvero esistere una sola, chiara, univoca verità? Antonella Lattanzi, voce unica nel panorama letterario contemporaneo, costruisce un meccanismo narrativo miracoloso – un giallo, un noir, una storia d'amore – popolato di creature splendidamente ambigue. Attraverso una macchina linguistica prodigiosa e un ritmo incalzante e cinematografico, percorre in funambolico equilibrio il crinale che separa bene e male, colpa e giustizia, amore e violenza. E rivela, uno dopo l'altro, i segreti che ruotano attorno ai suoi personaggi, fino a far luce su quello che è successo davvero la notte in cui Vito è scomparso.

All'inizio pensavo di avere sbagliato acquisto, credevo non mi sarebbe piaciuto questo libro. E invece è molto bello, anche se non è esattamente un libro di evasione. Non sono abituata ai noir, di solito prediligo i gialli o i thriller, per questo ho faticato. Ma sono contenta di averlo letto: è scritto molto bene e fa pensare! 

martedì 20 giugno 2017

I bigini

Questo articolo http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/17_maggio_30/bignami-segreti-bigini-che-hanno-salvato-generazioni-studenti-bd87ed8c-44f9-11e7-81bc-6e91411407c5.shtml condiviso stamattina su fb da Daniela Ladiè mi ha di colpo rituffato all'indietro di cinquant'anni e forse più, quando studiavo per la maturità.
Come erano utili! Non se ne poteva fare a meno...Io ho sempre studiato sui libri, ma per il ripasso nulla di più utile del Bignami, che sintetizzava i punti più importanti  delle lezioni.
Ecco come il nipote dell'inventore racconta la storia del bigino:

Bignami, i segreti dei bigini che hanno salvato generazioni di studenti

L’erede dell’editore: «Di colore marrone come i banchi. Così si nascondevano meglio. I più richiesti da sempre sono Filosofia, Letteratura italiana e Storia contemporanea»






«Sapete il motivo per cui i Bignami erano tutti di color marroncino? Perché si confondevano meglio con i banchi di scuola». Esordisce così Ignazio Bignami, classe 1952, erede dell’editore dei bigini sui quali praticamente chiunque ha studiato a scuola. «Mio zio Ernesto, inventore dei mini testi, plurilaureato tra Lettere e Filosofia, insegnò a Milano al liceo dei padri barnabiti poi al Parini e invece di usare i libri dettava appunti agli allievi, che imparavano meglio e di più. Proprio i suoi studenti gli chiesero di stampare dei ciclostili come riassunto delle lezioni. Era il 1931, nasceva la Casa Editrice Prof. Ernesto Bignami».






L’azienda, poi divenuta Edizioni Bignami, che ora ha sede a Sesto San Giovanni, ha già da tempo lasciato le rotative e delega la stampa all’esterno, ma ogni anno sforna ancora una grande quantità di bigini. «Che poi è un termine improprio — replica l’attuale editore dei tascabili —. Bigino significa libretto che riporta la traduzione dei classici greci e latini, mentre i nostri volumetti sono un riassunto di tutte le materie scolastiche». Gli scaffali sono popolati da una miriade di piccoli testi: dalla Letteratura italiana alla Storia, dalla Geografia alla Matematica, passando per l’Algebra, la Geometria, le Materie commerciali, l’Economia politica e la Ragioneria in un elenco di titoli infinito.





I più richiesti, continua Bignami, «sono da sempre Filosofia, Letteratura italiana e Storia contemporanea, poi ci sono i classici, due su tutti: I Promessi Sposi e La Divina Commedia. I nostri autori sono tutti docenti di livello, ma mio zio affermava che per fare un buon “bignamino” ci voleva un grande professore e un insegnante elementare. Solo così ci sarebbe stato il giusto equilibrio. Con i nostri tascabili abbiamo aiutato tutti gli studenti soprattutto quelli dell’ultima ora — continua l’editore — qualcuno sulle nostre pagine ha fatto solo un ripasso altri il corso completo di studi ma per tutti la sala di lettura prediletta era il bagno della scuola».





Nel magazzino, a Sesto, c’è una scala che conduce all’archivio storico: «È tutto impolverato — osserva Ignazio Bignami prelevando dai cassetti qualche prima edizione che parla di letteratura —. Un giorno forse penseremo anche ad una mostra». Qui di materiale adatto per gli occhi e i sensi dei collezionisti ce n’è tanto: «Non sono però in grado di certificare il numero dei titoli stampati — dichiara Bignami — ma credo di poter affermare che in 85 anni compiuti di attività, abbiamo pubblicato più di qualsiasi altro editore».
I ricordi si concentrano sul padre, Lorenzo Bignami, diretto successore nell’attività alla morte del fondatore (avvenuta nel 1958) e sorride ripensando ad Antonietta Bignami sorella di Ernesto: «Era una professoressa di Economia, una donna severa ma umana allo stesso tempo. È stata la vera anima dell’azienda di famiglia. È rimasta a lavorare con noi fino a 92 anni, fino all’ultimo dei suoi giorni. Abbiamo avuto anni di grande successo — prosegue l’editore dei bigini — ed anche qualche testimonianza importante. Mi piace citare Umberto Eco e Luciano De Crescenzo». 
Poi estrae un microscopico bigino: «Da noi ci sono cose impensabili». Lo apre e compare una schedina, piccola e lucida come una carta di credito, che contiene tutte le equazioni del mondo. «Le abbiamo prodotte in passato, con il nome di edizioni Esagono, un altro nostro marchio, ma ci costavano troppo, ora sono pezzi da collezione. Questa invece è una novità — esclama Bignami mostrando una copertina dal titolo di grande attualità: Benvenuti in Italia - Corso di lingua italiana per stranieri».
Ma non è la sola novità! In collaborazione con la Adidas è uscito anche un bigino sulle scarpe per il tempo libero:



«Bisogna adeguarsi ai tempi, il mercato richiede attenzione e flessibilità. Il prossimo passo? Ci stiamo attrezzando per sbarcare in Rete — risponde convinto —. I bigini elettronici certamente non mancheranno sui telefonini degli studenti anche se sono convinto che copiare da uno smartphone non avrà più lo stesso fascino».

lunedì 19 giugno 2017

Le immagini mozzafiato di Beth Moon

Tempo fa Dindi ha pubblicato su questo blog un post intitolato "Alberi antichi", dedicato alle spettacolari immagini scattate dalla fotografa americana Beth Moon, in giro per il mondo per ben 14 anni ,attraverso gli Stati Uniti, l'Europa, l'Asia, il medio Oriente e l'Africa, alla ricerca degli alberi più vecchi del pianeta.




Alcuni di questi esemplari pluricentenari si trovano in mezzo a lande desolate, o sui fianchi di montagne sperdute, in proprietà private o in riserve naturali; altri continuano la loro orgogliosa , e spesso precaria esistenza, in mezzo alla "civiltà". Tutti, comunque, hanno in comune una misteriosa bellezza, accentuata dall'età, e sono capaci di ispirarci, secondo Beth Moon, un senso della natura e del tempo particolarmente profondo, come dimostrano le immagini pubblicate da Dindi in quel post.





Con il suo nuovo lavoro "Diamon Nights", Beth Moon continua a fotografare gli alberi più antichi del mondo, ora non più alla luce del sole, bensì di notte e i soggetti sono in particolare baobab e alberi faretra in Sud Africa, Botswana e Namibia.


Questa serie di immagini traggono ispirazione in parte da due affascinanti studi scientifici che mettono in relazione la crescita degli alberi con la luce stellare e le radiazioni cosmiche.

Secondo le ricerche fatte presso l'Università di Edimburgo, le radiazioni cosmiche che ci pervengono dallo spazio influiscono sulla crescita degli alberi molto più delle variazioni climatiche e della pioggia .Inoltre, secondo uno studio condotto dal noto ricercatore Lawrence Edwards, le gemme degli alberi mutano forma e dimensione ritmicamente, in cicli regolari , durante l'inverno, direttamente connessi alla luna e ai pianeti.

























Per realizzare questo incredibile servizio fotografico, Beth Moon si faceva accompagnare di giorno da una guida, poi, individuata la zona prescelta, vi ritornava in una  notte  senza luna e scattava foto con un grandangolo e un'esposizione inferiore a trenta secondi per evitare di  riprendere il movimento delle stelle.

In alcune immagini la Via Lattea brilla come un nastro d'argento. che si distende da un punto all'altro dell'orizzonte. Ogni foto prende il nome della costellazione che compare sullo sfondo.